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Il
gruppo de' "I Rosolacci"
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Nasce ufficialmente nel
1993, con la proposta di canti legati alla tradizione del
maggio e a quella del folklore maremmano. Il gruppo è
composto da 16 - 20 elementi ( inizialmente composto da una
decina di elementi) ed è diretto dal maestro Francesco
Melani. Solo due chitarre e un cembalo fanno da supporto strumentale
alle voci del gruppo.
I rosolacci sono i fiori dei papaveri che svettano nei campi
di grano agli inizi della nostra estate maremmana, fiori semplici
ma dai colori intensi, come semplici e intensi sono i canti
che il gruppo non vuol far dimenticare, perché parte
della storia bella e importante della Maremma
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I canti, specchio della
Maremma tra '700 e '900, si ispirano a tematiche varie come
quella del lavoro duro e faticoso di quei tempi; del corteggiamento
e dell'amore tra struggimento e ironia; del paesaggio, tra
fiera e amara bellezza. Ma ci sono il sorriso e l'ironia tutta
toscana con brani accattivanti e musicalmente trascinanti.
L'intento del gruppo è comunque quello di condividere
con il pubblico le tradizioni della terra maremmana, la cui
storia si può e si deve ricordare anche attraverso
uno strumento semplice come il canto popolare.

Diffuse
un
po' in tutto il territorio della Maremma sono le serenate
che da zona a zona si presentano anche molto diverse fra loro
nella struttura musicale.La serenata ha rappresentato certamente
un momento significativo nella tradizione dei canti, proprio
perché profonde sono le sue radici nel sentimento popolare.
Fino agli anni '50, specialmente nelle campagne e nei paesi,
il canto serenata era ancora parte della tradizione viva.
Nella notte si alzavano voci solitarie o piccoli cori a cantare
sotto le finestre di qualche ragazza.
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Serenata
Siamo
venuti a far la serenata
padron
di casa se contento siete
so c'avete 'na figlia garbata
e sotto de' vostri occhi la tenete.
Se dormi svegliati
fanciulla adorata
la serenata
la canto per te.
Ditele
che c'è uno dei suoi amanti
la viene a visità tra suoni e canti
ditele che c'è uno dei suoi amori
la viene a visità tra canti e suoni
Se
dormi svegliati
fanciulla adorata
la serenata
la canto per te.
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Svegliati cara e mettiti
a sedere
levalo questo cuor da tante pene
svegliati cara e mettiti i tuoi panni
levalo questo cuor da tanti affanni
Se
dormi svegliati
fanciulla adorata
la serenata
la canto per te.
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Canti
dal tono canzonatorio sono frequenti nella tradizione popolare:
hanno spesso per oggetto la donna, i preti, le serve....Anche
in Maremma se ne trovano e la loro provenienza è sovente
quella delle zone del Monte Amiata. Venivano cantate dai lavoratori
stagionali per alleviare la fatica del lavoro.
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Ti
vo'nsù
Quei bacini
che mi hai dato
l'ho buttati in una vasca,
ti vo'nsù, ti vo'ngiù, ti vo'ntasca
l'ho trovata meglio di te.
Più bellina, più elegante,
più sincera nell'amore;
me l'ha data 'na pena al cuore,
fin che vivo la voglio amà.
Finché
vivo e finché campo
finché dura la mia vita,
finché dura la mia vita
finché vivo la voglia amà.
Tanto te non mi fai niente
non mi lavi e non mi stiri,
sotto il ponte dei sospiri
t'hanno visto a far l'amor |
tanto te non mi fai niente
non mi stiri e non mi lavi,
questa voglia non te la cavi
di venire a dormire con me.
Sei bellina e sei carina
hai il colore delle viole,
sei bellina e nessuno ti vuole
e quest'anno il marito non c'è.
Sei bellina e sei carina
hai il colore dell'erba tagliata,
sei bellina e sei stata
baciata
e quest'anno il marito
non c'è. |
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Canto
satirico - burlesco, vivo documento della vita di paese, dove
agli atteggiamenti del curato viene prestata particolare attenzione.
Il testo proviene dalla valle dell'Albegna.
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Bella
ti do'
Signor curato,
c'è qui una vecchia
bella ti do', bella ti do', bella ti do'.....
signor curato, c'è qui una vecchia che si vuole confessare,
bella ti do'.....
Rosina bella, ti do un bacin d'amor, ti do un bacin d'amor
Se c'è
una vecchia mandala via
bella ti do', bella ti do', bella ti do'......
Se c'è una vecchia mandala via, dannazione dell'anima
mia bella ti
do'.....
Rosina bella, ti do un bacin d'amor, ti do un bacin d'amor
Signor curato,
c'è qui una sposa
bella ti do', bella ti do', bella ti do'......
Signor curato, c'è qui una sposa, si vorrebbe
confessare, bella ti do'...
Rosina bella, ti do un bacin d'amor, ti do un bacin d'amor
Se c'è
una sposa, si faccia avanti
bella ti do', bella ti do', bella
ti do'......
Se c'è una sposa, si faccia avanti, che il curato
confessa tanti, bella ti do....
Rosina bella, ti do un bacin d'amor, ti do un bacin d'amor.
E mentre
il prete la confessava
bella ti do', bella ti do', bella ti do'......
E mentre il prete la confessava, sulla bocca la baciava,
bella ti do
Rosina bella, ti do un bacin d'amor, ti do un bacin d'amor.
C'era la
figlia e lo disse al padre
bella ti do', bella ti do', bella ti do'......
C'era la figlia e lo disse al padre, che il curato baciava
la madre, bella ti do.
Rosina bella, ti do un bacin d'amor, ti do un bacin d'amor.
E il marito
(lo capirete!)
bella ti do', bella ti do', bella ti do'......
E il marito (lo capirete!) bastonò la moglie e
il prete, bella ti do'
Rosina bella, stavolta col baston, stavolta col baston! |

| Il
canto ha struttura dialogica e, probabilmente, è originario
del Monte Amiata. Connesso al tema della transumanza, testimonia
gli inconvenienti e le privazioni dei pecorai maremmani. |
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Il
pecoraro
(Donne)
Quando ci vai in Maremma
bel pecoraro?
D'amor sei caro, caro mio ben
quando ci vai in Maremma?
Io vò venir con te!
(Uomini)
Che vuoi venire a fare
bell'Angiolina,
rosa meschina, caro mio ben,
che vuoi venire a fare?
E vuoi venire con me!
(Donne)
Fa' l'erba al tuo cavallo
bel pecoraro,
d'amor sei caro, caro mio ben,
fa' l'erba al tuo cavallo,
io vò venir con te!
(Uomini)
Dove la dormirai
bell'Angiolina,
rosa meschina, caro mio ben
dove la dormirai?
E vuoi venir con me.
(Donne)
Accanto al tuo costato
bel pecoraro,
d'amor sei caro, caro mio ben,
accanto al tuo costato,
io vò venir con te!
(Uomini)
Ti verranno i figlioli
bell'Angiolina,
rosa meschina, caro mio ben,
ti verranno i figlioli
e vuoi venir con me!
(Donne)
Saranno miei e tuoi
bel pecoraro,
d'amor sei caro, caro mio ben,
saranno miei e tuoi,
io vò venir con te!
(Uomini)
Du' le farai le pezze
bell'Angiolina,
rosa meschina, caro mio ben,
du' le farai le pezze,
e vuoi venir con me!
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(Donne)
Le tue bianche camicie
bel pecoraro,
d'amor sei caro, caro mio ben,
le tue bianche camicie,
io vò venir con te!
(Uomini)
Dove l'allatterai,
bell'Angiolina,
rosa meschina, caro mio ben,
dove l'allatterai?
E vuoi venir con me.
(Donne)
L'attacco al mio costato
bel pecoraro,
d'amor sei caro, caro mio ben,
l'attacco al mio costato
io vò venir con te!
(Uomini)
Dove li cullerai
bell'Angiolina,
rosa meschina, caro mio ben,
dove li cullerai
E vuoi venir con me.
(Donne)
Sul basto del cavallo,
bel pecoraro,
d'amor sei caro, caro mio ben,
sul basto del cavallo
io vò venir con te!
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Nel
periodo del maggio è ancora viva la tradizione del
canto di questua, che affonda le radici in riti antichi sulla
fertilità, sulla ospitalità, tipici della civiltà
contadina tradizionale. Il canto del "Maggio", come
canto della festa del lavoro e quindi con chiari contenuti
politici e sociali,è andato facendosi strada verso
la fine dell'800 e ancor oggi si trova viva, in molte parti
della Maremma. Il rito si ripete nello stesso modo, la notte
fra il 30 aprile e il 1° maggio. Il testo del "Maggio"
è stato scritto da Morbello Vergari e cantato nella
zona di Roselle e Poggio La Mozza in occasione del maggio
1974.
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Maggio
Aprile
ci ha lasciato
co'na giornata bella,
ritorna Maggio
e la splendente stella
I
geli son passati
torna la Primavera,
si sente cinguettar
la Capinera.
Spuntando
il nuovo sole
col suo manto d'oro
illumina la festa
del Lavoro.
I
nonni rubicondi
lasciano il focolare
e vanno al sole a farsi
riscaldare.
La
vaga rondinella
l'ha fatta la covata,
dateci l'ova per
fa' la frittata.
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E più che ce ne
date
E più che ce ne date,
più grosse si faranno
le frittate!
E dateci dell'ova
e dateci il prosciutto,
accetteremo tutto,
sì, proprio tutto!
Mettete in abbondanza
di roba nel paniere
e poi accetteremo
anche da bere.
Ora che s'è cantato
prima de far partenza
del Maggio vi auguriamo
la semenza. |

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