Canti popolari

 

 

 

 

 

 

 

Sapori

 

 

Cucina d'altri tempi

Nella casa di campagna maremmana, la cucina era l'ambiente più importante. Ad essa si accedeva direttamente dalle scale che portavano nella loggia. Erano cucine con grandi camini sormontati da larghe cappe con sul trave, che ad esse faceva corona, il macinino del caffè, del pepe, i barattoli del sale grosso e del sale fino, la ventola per attizzare il fuoco, le scatole della polvere da sparo del "capoccia", poste lì perché non si inumidissero, e la cartucciera.
Sul piano del camino c'erano due fornelli a carbone, il girarrosto con gli spiedi e la "ghiotta", due alari e il gancio con il paiolo di rame, le molle e la paletta di ferro. Attaccate ad un chiodo, sotto la cappa, si potevano vedere la graticola, la padella di ferro per il fritto tenuta unta e mai lavata, la padella bucata per le castagne e in autunno il sacchetto delle olive nere da mangiare sott'olio o in padella con il "cignale" in umido.
Poco fuori dalla cappa, possibilmente sotto alla finestra, erano presenti la filzetta dei peperoncini e dei funghi secchi; vicino l'acquaio con sopra la piattaia, poi la madia con lo staccio ed il "ranzagnolo" e su una parete la credenza con dentro marmitte e tegami di coccio. Nel cassetto c'erano i coltelli, il tagliere con la lunetta e i mestoli di legno. In una parete facevano bella mostra i tegami lucidati con "l'olio dei gomiti", come dicevano le massaie mostrandoli con orgoglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pranzo di fine trebbiatura

Il grano costituiva per i contadini l'unica fonte di guadagno, per questo la mietitura e la trebbiatura diventavano i momenti più importanti del lavoro agricolo. Veniva tagliato a mano il grano maturo e raccolto in fastelli o balzi. A fine mietitura i balzi venivano portati nell'aia di casa, poi trainata da buoi veniva trasportata la trebbia.
La mattina i contadini si alzavano all'alba, le massaie cominciavano a cucinare gli animali che servivano per il pranzo. I vicini cominciavano ad arrivare, così si dava il via alla trebbiatura.
Alcuni uomini salivano sopra i balzi e li facevano calare nella bocca della trebbia. Altri erano addetti alle bocchette da dove usciva il grano, altri ancora raccoglievano la paglia e facevano il pagliaio. Nell'aia c'era molta confusione e tanta polvere, ma anche allegria.
La fine della trebbiatura veniva festeggiata con un grande pranzo e, immancabili, erano i maccheroni col sugo di "l'ocio"( grossa oca da cortile) e l'ocio al forno a legna con il finocchio selvatico, che ama crescere nelle tombe etrusche. Il cuore dell'ocio veniva dato a chi aveva fatto la punta del pagliaio.
A tavola si discuteva come era andato il raccolto e della resa che aveva dato la terra. Si arrivava a sera ed era il momento dei canti accompagnati dall'organetto e dei balli.
Il vino "bono" scorreva a fiumi e in giro si vedevano le "scimmie" (sbornie). Il vino bevuto sotto il solleone, dopo una grande sudata, è apprezzato di più e per questo motivo era gradito il proverbio "chi zappa la vigna d'agosto, s'affoga nel mosto".

Maccheroni al sugo di l'ocio
Ingredienti (pasta): farina, olio (un cucchiaio), uova di papera, sale (un pizzico)
Preparazione: si impasta il tutto, si tira la sfoglia più fina possibile con il ranzagnolo ( mattarello ). Si fa asciugare, si taglia a strisce larghe.
Sugo, preparazione: si prende l'ocio e si taglia a pezzi, si fa rosolare a secco nel tegame. Si aggiunge un abbondante battuto di prosciutto, cipolla, sedano e carota. Si lascia cuocere, stando attenti che non bruci, quindi si aggiunge pomodoro, sale e pepe. Si continua la cottura aggiungendo via via un po' di brodo di gallina. Prima che la cottura sia ultimata, si taglia il fegato dell'ocio e si mette nel tegame. Si dispongono i maccheroni in una grande zuppiera e si condiscono generosamente.

Ocio arrosto in porchetta
Ingredienti:
ocio, finocchio selvatico, aglio, sale, pepe, poco olio.
Preparazione: si riempie l'ocio con finocchio e aglio, si sala, s'impepa e si mette a cuocere con pochissimo olio in forno molto caldo. Quando è dorato, si bagna con un bicchiere di vino bianco. Si fa sfumare, si serve accompagnato da insalata di campo.

 

 

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