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La transumanza

La casetta di Ulisse

 

Ritorno indietro negli anni. 1929: i ricordi si sfumano in immagini come di sogno. Mio padre - pastore di lontana discendenza - faceva la transumanza; d'inverno in Maremma, d'estate sui monti dell'appennino pistoiese.
Il viaggio durava otto giorni; avanti il gregge, in una nuvola di polvere e di mosche, fra il suono squillante dei campani ed il latrare roco dei cani, e dietro il barroccio con le masserizie, ammasso di povere cose, destinate ad arredare la nuova dimora, che non era mai la stessa e, quasi sempre, una capanna dalle pareti di scopo ed il tetto di scarza o di bandone o di lastre di pietra sovrapposte.

La ricerca e la non sempre reperibilità dei pascoli, ci portava a spostarci ogni volta. Quell'anno eravamo finiti a Collecchio, una vasta tenuta dei principi Colonna, che confina con le terre dell'Alberese, e le ultime propaggini dei monti dell'Uccellina.
Fummo fortunati: il fattore (non è che si potesse parlare coi padroni) ci permise di occupare una piccola bicocca - di un solo vano, ma in muratura - chiamata " La casetta di Ulisse ", eretta chissà quando e perché, a pochi chilometri dalla fattoria.........
Oggi c'è la corrente elettrica e l'acqua potabile, cose allora impensabili; si andava avanti col lume a petrolio e le candele; l'acqua si attingeva da un gorello che scaturiva dalla macchia e nel cui letto mio padre aveva praticato, con pietre d'argilla, un piccolo invaso che, tracimando, formava - attraverso una scorza d'albero - una modesta, ma perenne fontanella.............
Era una vita estremamente grama, ma a me non sembrava e, pure oggi, la rivedo come in un alone fantastico quasi felice. ( T. Cipriani, Maremma storie di cavalli e di butteri - ed. il Leccio )

 

Sin dal 1300 il Comune di Siena aveva organizzato un sistema efficiente di sfruttamento dei pascoli, ma era necessario ridurre a chiare leggi tutta una serie di ordinamenti a volte oscuri e contradditori, per questo nel 1419 fu redatto il primo statuto della Dogana dei Paschi maremmani. Esso stabiliva che durante l'inverno, dal primo settembre al primo maggio, le greggi potevano pascolare nella Dogana ( zona dei pascoli comuni maremmani ), che si estendeva nelle valli dei fiumi Bruna, Ombrone ed Albegna.
I nuovi statuti del 1572 estesero i confini del pascolo doganale e stabilirono la procedura che il pastore doveva seguire prima di partire per la Maremma: presentarsi alla Dogana di Firenze o di altra città per ritirare la " bulletta", cioè il permesso di transumanza, pagando un tanto per ogni capo di bestiame. I pastori, provenienti dal Pistoiese, dal Casentino, dal Mugello, dall'Amiata, seguendo i tre principali percorsi a seconda della loro provenienza, arrivavano ai tre capi ( luoghi d'entrata) della Maremma : Montemassi, Paganico e Cinigiano, qui gli animali venivano contati, cioè sottoposti alla calla per la concessione della fida e si anticipava il prezzo dell'erba, il saldo della fida doveva avvenire entro maggio, prima della partenza, dopo un nuovo riscontro del bestiame.
La "masseria", che poteva comprendere dai cinque ai trenta branchi di pecore, era affidata alla responsabilità di un vergaio, da lui dipendevano tutti: i pecorai e i caprai, che custodivano il gregge, i biscini, ragazzini che erano di grande aiuto per non smarrire le bestie, i butteri che caricavano le cavalle con gli attrezzi necessari per la masseria.
Il viaggio poteva durare dai sette ai quindici giorni, a seconda della distanza del luogo di provenienza e delle soste effettuate e non mancavano le difficoltà: condizioni metereologiche avverse, sorprusi, intoppi burocratici.
I pastori portavano con sé pochi strumenti: le reti metalliche per recintare le greggi, i pali di legno per sostenere le reti, i mazzi o bastoni rudimentali per piantare i pali, un secchio per mungere, un paiolo per scaldare l'acqua, un caldano per fare il cacio e alcuni barili per l'acqua da bere. Una volta arrivati, ritrovavano o ricostruivano le capanne, chiamate vergherie, esse erano circolari, nel mezzo del tetto avevano un foro per permettere la fuoriuscita del fumo, al centro del pavimento c'era il focolare, che serviva per riscaldarsi e cuocere il cibo. Ai lati si disponevano le rapazzuole, giacigli costruiti con tavole e coperti di pelli di pecora e di capra. Venivano sistemati un tavolo e panche rudimentali.
I pastori vivevano in solitudine, non conoscevano le feste e la sera, accanto al fuoco, facevano il formaggio, filavano, qualcuno suonava lo zufolo o intagliava il legno.
Il fenomeno della transumanza ha rigurdato la Maremma per secoli, i pascoli della Dogana si "arrompevano" alla fine dell'estate, migliaia di bestie che concimavano, ma pestavano e frugavano dappertutto, come era possibile conciliare pastorizia e agricoltura? La Dogana dei Paschi riversava nelle casse dello stato ingenti quantità di denaro, si può comprendere come la politica economica - territoriale di Siena prima e dei Medici dopo tendesse a proteggere la pastorizia a danno dell'agricoltura. Nel 1778 la riforma del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo rivoluzionò i rapporti esistenti: venne soppresso l'Ufficio e Magistrato dei Paschi di Siena e furono privatizzati i terreni demaniali, di conseguenza il bestiame ebbe la libertà di transito ed esenzione da ogni gabella.
Il fenomeno della transumanza continuò, seppur ridimensionato, fino alla Riforma Fondiaria del Novecento.

 

 

Riferimenti bibliografici: D. Barsanti, Allevamenti e transumanza in Toscana, edizioni medicea 1987
I. Imberciadori, Il primo statuto della dogana dei paschi maremmani, Siena 1980
Le foto sono tratte da: F. Andreis, Le fotografie della Maremma 1930 - 1939, Archivio delle tradizioni popolari della Maremma - Comune di Grosseto 2003
P. Nardini M. De Benedetti, I Veneti di Maremma - Storia di una migrazione, Archivio delle tradizioni popolari della Maremma - Comune di Grosseto 2004

 

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